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Morozzi: Colui che gli dei vogliono distruggere

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E’ già qualche anno che “conosco” Morozzi, o “Il Moroz” per gli amici. Uno scrittore bolognese che per tanti è la risposta tricolore all’ottimo Nick Hornby. Lo conoscete quest’ultimo, giusto? E’ la penna che ha messo per iscritto “Altà fedeltà” e “About a boy“, poi finiti sul grande schermo rispettivamente con John Cusack e Hugh Grant nei panni dei protagonisti.

Che il Moroz sia lo scrittore a specchio di Hornby non è nemmeno brutto a dirsi. Lo ha rivelato lui stesso in una Vattelapescaintervista in cui affermò che il suo primo romanzo – tutt’ora inedito per l’imbarazzo – ricalcava esattamente lo stile e i passaggi del più accreditato britannico. Ai limiti del plagio e oltre, tanto per farvi capire.

Morozzi poi di strada ne ha fatta, eccome. Ha attraversato i più disparati generi, affermandosi in ambito thriller, per lo più. Quello che più mi ha colpito thriller non è, manco a dirlo. Anzi, si tratta di un bel libro comico-surreale: Colui che gli dei vogliono distruggere.

Di cosa parla? E’ complicato raccontarvelo in due righe: è ambientato su due universi, Terra L e Terra Prima. Su Terra L vive il nostro protagonista – Daniel aka Leviatan – che in realtà è un super eroe, il più forte di tutti perché concentra su di sé tutti i poteri dell’Universo.
L’unico suo problema è che non può gestirli, indi per cui se provasse ad aiutarti mentre ti rapinano, potrebbe assumere le sembianze di un appendi abiti e risultarti del tutto inutile… Ma in fondo sono dettagli. Il suo antagonista e nemesi è il super cattivo Johnny Grey, coadiuvato da Lou Reed e David Bowie, finiti con l’essere malvagi in quanto privati della loro musica da un misterioso ladro di spartiti. Terra Prima pare fino a tre quarti del romanzo una narrazione a parte, anche se poi convergerà alla perfezione con Terra L, dandoci una spiegazione esilarante sul perché Morozzi ci abbia raccontato le vicende E di Leviatan, E del musicista sfigato Kobra, che gravita nel secondo Universo.

Colui che gli dei vogliono distruggere è un tomo mica da ridere – saranno 350 pagine circa – ma scorre che è una bellezza. Intanto perché Morozzi ha talento nel costruire trame e sotto trame, e poi perché ha una vena comica per nulla forzata, anzi. Lo consiglio a due tipi di persone, entrambi amanti dell’ironia su carta: il primo è quello che voglia conoscere un bravo scrittore, il secondo è quello che già conosce Morozzi, ma si sia fermato al solito noto “Blackout“.

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