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Inseminazione demenziale: il personaggio Ramiro

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Vi presento Ramiro, il mio personaggio preferito di Inseminazione demenziale. Io l’ho pensato come un tributo al mio film preferito: “Il grande Lebowski” dei fratelli  Coen. Ramiro condivide per certi versi il DNA di Jesus, il giocatore di Bowling contro cui gareggia e duella il mitico Walter, l’uomo che ce l’ha su con i fantomatici “Nichilisti”. Ora: prendere spunto non vuol dire plagiarlo: ho solo immaginato di tratteggiarne la sua fisionomia, il suo essere pittoresco, per farlo muovere nel mio “Inseminazione demenziale”. E questo è quello che ne è venuto fuori:

“Chi è Ramiro? Quello a cui non presteresti mai il tuo spazzolino e che non vorresti mai vedere in mutande sopra tua nonna, quando rientri a casa dopo otto ore di lavoro. Sensazione che Michael conosce e vorrebbe rimuovere dai compartimenti stagni del suo cervello, ma che quasi ogni mattina si rinnova quando lo vede transitare per il salotto con il cartone del latte in mano. Nonostante per Michael sia inconcepibile, il verde fuo dei suoi giacchetti fu per Nina come una saetta che ne trafisse l’anziana retina, lasciandovi impressa la cicatrice dell’amore.
Lui, suo insegnante di salsa, era il tipico seduttore che non aveva bisogno di parole per circuire la preda. Anche perché – diciamolo chiaro e tondo – l’inglese e Ramiro erano come due rette parallele destinate a fissarsi da lontano: il suo vocabolario, capita l’antifona, decise di porre fine allo strazio fuggendo dallo scaffale cui era rimasto poggiato a Staten Island, per volare via con il primo aereo. Obiettivo: la ricerca di un tizio più interessato alla materia. Risultato: un deprimente schianto nella terra del menefreghismo. Lì, insieme alla grammatica inglese con cui aveva fatto fagotto, è ancora oggi in fervente attesa di quegli aiuti umanitari che non giungeranno mai.
A colmare le carenze espressive di Ramiro in terra anglofona ci pensavano però i suoi piedi, capaci di ipnotizzare con un solo accenno di salsa intere platee di Texani e Californiani. Per lo più ipovedenti.
Perché il portoricano ci abbia provato con Nina è un’annosa diatriba che coinvolge il regno animale, minerale e vegetale. Nonostante ciò, che il quesito venisse sottoposto all’attenzione di un pungitopo o di una scolopendra, la risposta rimaneva sempre un grosso punto interrogativo. Anche perché – e in questo ne convenivano anche le ametiste – se Ramiro riteneva di avere messo un’ipoteca sul proprio futuro infilandosi fra le cosce di Nina, stava sprecando del tempo prezioso da dedicare a un corso d’inglese serale. La sua, per bene che gli fosse andata, sarebbe stata un’eredità che avrebbe dilapidato con l’acquisto di una confezione di rasoi trilama in ‘special price’.”

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